DIOCESI DI CALTANISSETTA

Dal Vangelo Lc. 16,19-31

Giovedì della II settimana di Quaresima

“Morì anche il ricco….”
Anche se a noi non sembra così,
perché abbiamo “dentro” la sensazione di essere immortali,
questa nostra vita mortale
un giorno terminera’.

Un giorno tutti moriremo
a questa vita,
e ci apriremo all’altra.
Saremo tutti giudicati da Dio.
Che ci crediamo o no,
un giorno questo accadrà.

Molte delle cose cui noi diamo importanza in terra,
non sono importanti in Cielo, e viceversa.
Troppo spesso viviamo a “valori capovolti”.

Il ricco epulone viveva così
ed è giunto all’ “appuntamento”
con Dio
completamente impreparato.

Tutto quello che aveva a disposizione nella sua vita,
gli agi,
i bei vestiti,
i lauti banchetti,
improvvisamente non c’erano più.
Non gli sono serviti a essere migliore in terra,
non gli sono serviti per ottenere il Paradiso.

A pensarci bene,
non è troppo lontano da noi la figura di quest’ uomo.
Viveva come molti di noi.
Non si dice che fosse cattivo.
Ma era diventato “cieco” di fronte alla povertà di quel fratello che giaceva bisognoso alla sua porta.
E che probabilmente era Dio stesso.

Troppo spesso Dio è marginale nella nostra esistenza.
Troppe volte viene lasciato alla porta della nostra vita,
a cibarsi delle “briciole” che cadono dalla “tavola” del nostro vivere.

Se a Dio lasciamo “le briciole”,
cosa riserviamo agli altri?
Cosa riserviamo a noi stessi?

Siamo tutti l'”uomo ricco” della parabola di oggi.
E siamo tutti “poveri” di opere buone davanti a Dio,
ricoperti dalle piaghe della vita e
del peccato.

Il Signore ci dia il coraggio e la forza,
in questa Quaresima speciale,
di inginocchiarci e chiedere perdono.
Di cominciare una nuova vita.
Che sia ricca di santità !
Che possa farci trovare preparati  all’incontro con quel Dio
che sembra lontano,
ma che in realtà vive alle porte della nostra esistenza.

Ascoltiamo Abramo,
Mosè,
i profeti.
Ascoltiamo Gesù.
Torniamo a Dio.
Invochiamo la Sua Misericordia.
In Lui solo la nostra speranza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».