È necessario riconoscerlo

Pubblicato giorno 25 aprile 2020 - Riflessioni sul Vangelo della Domenica

img_0900

da Padre Fabrizio

Carissimi fratelli,

nel Vangelo di oggi vediamo che il Risorto è l’unico capace di portare la vita dove non siamo riusciti a trovarla. Lui è l’unico seminatore che non ha bisogno che il terreno sia buono perché il seme della sua Parola porti frutti, l’unica cosa necessaria è riconoscerlo quando si manifesta lungo la strada della nostra vita.

Nella parabola del seminatore si dice che: “(…)  il seminatore uscì a seminare. 4 E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 5 Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.  6Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. 7 Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. 8 Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. 9 Chi ha orecchi intenda” (Mt 13, 3-9).  I discepoli, che tornavano ad Emmaus, si trovavano sul primo terreno, che nella parabola del seminatore rende incapaci di accogliere il seme, pertanto,  quando il seminatore si presenta, “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”, e comincia a seminare “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”, dentro il loro cuore  gli uccelli  cercano di divorare il seme di amore e speranza, “noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”, e, instillando la paura,  impediscono di riconoscere  chi è veramente Gesù, infatti dicevano di Lui “(…) ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta (…)”.  Gesù,  in un altro momento, aveva  chiesto loro chi  Lui fosse per la gente e anche in quella occasione avevano dato una risposta analoga alla precedente: “13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Avevano, però,  dimenticato,  in quest’ultima circostanza ciò che aveva detto Pietro : “15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Seminatore-900x600_cE’ dunque evidente che, per ritrovare la speranza, per sconfiggere ogni paura della morte e per produrre frutti di vita, era necessario che riconoscessero la vera natura di Gesù: il Cristo,  il Figlio del Dio vivente.

Tuttavia Gesù non abbandona quel terreno e nonostante tutto continua a seminare “Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”, fino a quando “(…) a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme (…)”.

Carissimi fratelli, forse anche noi stiamo dicendo in questo tempo a Gesù: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”, e non stiamo vedendo che Lui è già alla porta e bussa, ci chiede di entrare, ma non lo stiamo riconoscendo, perché per noi forse è  un estraneo o soltanto un profeta e non il Risorto che vince in noi ogni segno di morte, ogni paura.  Abbiamo forse dimenticato che Lui è il Messia, colui che doveva venire, il Figlio del Dio vivente. Perché abbiamo paura, se nulla è impossibile a Lui? San Paolo ci dice: “(…)La morte è stata ingoiata per la vittoria.
55 Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? 56 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57 Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”
(1Cor 15, 54-58).

La samaritana  abbandonò la brocca delle sue paura, quando trovò Gesù in quel pozzo e, ascoltando le sue parole, si lasciò fecondare da quell’ acqua viva; Zaccheo scese dell’albero delle sue paura e accolse Gesù a casa sua e, lasciandosi trasformare dalle sue parole, restituì quattro volte di più rispetto a quello che aveva rubato; la pietra della paura della morte, che tratteneva la vita di Lazzaro già da quattro giorni, fu rimossa e, a seguito delle parole di Gesù, Lazzaro uscì fuori e le fasce della morte caddero a terra; il pianto di Maria di Magdala nel mattino di quel giorno si mutò in gioia quando il Risorto la chiamò per nome. Anche oggi  il Signore si sta presentando a te nel pozzo delle tue paure, nell’albero delle tue insicurezze, nell’ oscura tomba delle tue angosce, nel pianto della tua disperazione e ti sta chiamando per nome , ti dice: “Figlio mio, Figlia mia coraggio, io ho vinto il mondo… se credi in me puoi fare quello che io ho fatto e molto di più”. Allora, se lo hai riconosciuto, non andare più verso  Emmaus, non percorrere più un cammino di tristezza e delusioni, ma prendi in mano lo scettro della vittoria che Cristo ci dà e torna alla tua Gerusalemme, il luogo del tuo incontro con la Vita e annuncia a tutte le genti che Cristo vive e sta in mezzo a noi.

Padre Fabrizio

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Lascia un commento

  • (will not be published)