DIOCESI DI CALTANISSETTA

Dal Vangelo Lc 16,1-8

San Carlo Borromeo, Vescovo

Fatevi degli amici, ammonisce Gesù.

Perché il destabilizzante racconto dell’amministratore disonesto rivela qualcosa di straordinario.

Gesù non loda la sua disonestà.

Ma la sua scaltrezza.

Si è finalmente fatto furbo, quell’amministratore che si è lasciato prendere la mano e ha fatto la cresta per anni sui profitti del padrone.

Ma, ora che è stato scoperto, ora che il suo inganno sta per essere svelato, decide di correre ai ripari.

Ha accumulato dei soldi, si. Ma non sa come lavorare, non sa come vivere, non sa come affrontare la vita.

Sullo sfondo si staglia un futuro di solitudine.

Ricca, si, ma sempre solitudine.

Allora si fa furbo, ragiona, si fa i conti in tasca.

Davanti ad una svolta drammatica, vera, che cambia il suo destino, finalmente si decide a cambiare.

Ha investito furbescamente per accumulare denari.

Ora userà i denari per accumulare amici.

Continua a fare una cosa disonesta, ma non più per se stesso. Per gli altri.

Pagherà quell’ultima ruberia, ovvio.

Ma almeno lo avrà fatto per rendere felice qualcuno strozzato dai debiti.

Per una volta nella sua vita finirà nei guai per avere aiutato gli altri, non per avere pensato solo a se stesso.

E Gesù loda quel gesto. Non fa, come noi, il finto scandalizzato.

Apprezza anche il minimo cambiamento.

Sottolinea anche un solo cenno di conversione.

Fatevi degli amici, dice il Maestro.

Investite in affetto, relazione, amicizia, ascolto, condivisione.

Non sarà ancora il gesto puro del discepolo.

Ma sarà almeno un primo passo.

Invece di investire in denaro almeno investiremo in amicizia.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 16,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».