Dal Vangelo Mt.11,11-25 – “La mia casa sara’ chiamata casa di preghiera”

Pubblicato giorno 28 maggio 2021 - In home page, Riflessioni sul Vangelo

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Venerdì della VIII settimana del tempo ordinario Mt.11,11-25

“La mia casa sara’ chiamata casa di preghiera”.
È un Gesù particolare quello che oggi ci racconta il Vangelo.
Distante dall’immagine dolce cui siamo abituati.
È un Gesù nervosetto e molto umano,
che secca la pianta di fichi che non aveva prodotto frutti,
e che caccia via dal Tempio i mercanti e i cambiavalute.
Perché lo “zelo” per la Casa di Suo Padre lo divora.
Siamo noi il Tempio in cui Gesu’ è entrato,
perché il Battesimo ci ha reso tali.
È lì che Lui comincia a operare,
e a mettere ordine,
affinché possiamo portare buon “frutto”.
Ma perché questo accada,
occorre ripulire il “Tempio di Dio”,
che siamo noi,
da tutti quegli “idoli” a cui noi abbiamo permesso di entrare.
Non possono coesistere,
infatti,
Gesù e gli idoli.
Non possono abitare insieme Dio e altre cose,
a Lui contrarie,
o che con Lui,
niente hanno a che vedere.
Il “Tempio” che siamo noi,
è come una casa da ristruttorare.
Certo all’inizio la “ristrutturazione” da Lui apportata e’ anche dolorosa.
Ma alla fine il “frutto” prodotto da questa operazione di Gesù e’ un frutto buono,
dolce,
che dà pace,
e riempie di serenità.
La sua costruzione e costante ristrutturazione,
impegna tutta la vita.
Ma ciò di cui c’è
bisogno è che lo Spirito di Gesù sia sempre presente in esso.
Guai a noi se così non fosse.
Oggi assistiamo a una sistematica distruzione del “Tempio di Dio”,
anche nel popolo cristiano.
Perché allo Spirito di Dio,
si preferisce lo Spirito del mondo,
con tutti i suoi veleni.
Persone anche anziane o comunque in età matura,
e soprattutto giovani stupendi,
ricchi di potenzialità,
ridotti a essere come quel fico,
pieno di foglie,
ma incapaci di portare frutto.
Belli in apparenza,
“ricchi di foglie”,
ma senza concretezza alcuna,
buoni solo per essere seccati.
Ma per noi non sia così.
Cominciamo noi per primi a mettere ordine.
Ricordiamoci che e’ Tempio di Dio.
Del nostro cuore si dica che e’ “casa di preghiera per le nazioni”,
perche’ in esso c’è posto per una preghiera per chiunque.
Chiediamo a Dio di renderci in grado di portare frutto.
Di essere alberi del Suo giardino.
Che sotto le nostre foglie,
i fratelli,
e perche’ no,
anche Dio,
possano trovare riparo
e frutti dolci da gustare.
Infine poi,
una nota di ottimismo e di speranza.
Di fronte al nostro pregare incessante per la conversione del mondo,
e soprattutto dei nostri cari,
“conversione” che sembra non dover arrivare mai,
ecco oggi la Parola di Gesù venire a dirci:
«Abbiate fede in Dio!
… tutto quello che chiederete nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà.”
Dio è fedele.
Non lascerà cadere nel vuoto la nostra preghiera per coloro che abbiamo nel cuore.
Certo,
lo farà nel modo che ritiene più opportuno.
Lo farà secondo i Suoi tempi.
Forse gli effetti e i frutti di questa preghiera noi neppure li vedremo.
Ma Dio non ci tratterà come quel “fico”.
Ci chiede anzi di essere pronti ad accogliere tutti con il nostro perdono.
Oggi il frutto che portiamo sia il nostro “ringraziare”.
“Ringraziare” perché Lui ci ha già esaudito.
Quello che oggi,
ai nostri occhi,
sembra impossibile poter avvenire,
nel Suo Cuore,
è già avvenuto.
Sia benedetto Dio,
Signore del nostro cuore.

Dal Vangelo secondo Marco Mc 11,11-25

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

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