dal vangelo Lc 7,1-10 – “Io non sono degno… ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito.”

Pubblicato giorno 13 settembre 2021 - In home page, Riflessioni sul Vangelo

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Lunedì della XXIV settimana del tempo ordinario

Luca riporta il racconto della guarigione del servo del centurione dopo le beatitudini e il comandamento dell’amore.
Non basta conoscere le Scritture, osservare la legge e invocare “Signore, Signore”, bisogna praticare le opere con amore e semplicità mente e di cuore. Da qui scaturisce la fede.
Il centurione romano è un ‘piccolo del Regno': il suo sguardo sul servo e su Gesù è illuminato dall’amore e dall’umiltà. Anche i giudei che fanno da mediatori tra lui e Gesù ne parlano come di un uomo buono: “Egli merita che tu gli faccia questa grazia, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruire la sinagoga.” Egli è degno perché ama a fatti!
A questo elogio fa riscontro l’umiltà e la fede del centurione che mentre prega il Signore Gesù attraverso gli amici giudei per il suo servo, intona una delle più belle professioni di fede nella efficacia della Sua Parola: “Io non sono degno… ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito.”
La potenza della Parola di Gesù opera anche in Sua assenza!
Il centurione sa che quando si ha in cuore l’amore, le opere che ne derivano sono cariche di amore.
Ecco la sua fede operosa.
E Gesù ne resta ammirato: “Neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”
La fede germoglia e fiorisce in una terra abitata dall’amore.
Buon cammino…

Dal Vangelo secondo Luca Lc 7,1-10

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

 

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